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lunedì 30 maggio 2016

Gli studi dimostrano che gli Psichedelici espandono la coscienza riducendo l'attività del cervello




Il genere umano è piuttosto familiare con l'esperienza psichedelica per la sua lunga storia di sperimentazione religiosa, medicinale e profetica, ma è solo poco tempo fa che abbiamo svuilppato la capacità di vedere veramente cosa avviene fisicamente nel cervello quando la coscienza è alterata da una di queste sostanze. Ciò che è stato scoperto potrà sorprenderti.


"Usare meno cervello"

Le esperienze psichedeliche e l'incremento nella funzionalità del cervello sono sempre andate di pari passo... avete mai sentito dire "usare più del 20% del cervello" o "scoprire nuove funzionalità della mente" grazie a LSD, funghi o peyote?


Sembra vero il contrario.

Dalla National Academy delle Scienze è stato riportato che durante la coscienza alterata sotto psilocibina, certe facoltà del cervello sembrano "abbassarsi" di potenza. Usando la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), i decrementi nell'attività sono stati osservati nella corteccia cingolata anteriore e posteriore (ACC & PCC) così come la corteccia media prefontale (mPFC). Anche la connessione funzionale tra PCC e mPFC, che è usualmente sincronizzata, sembra disincronizzarsi sensibilmente in proporzione con l'intensità dell'esperienza; le più forti esperienze sono associate con i più grandi decrementi delle facoltà cerebrali.

La ragione che questa ridotta attività nel cervello risulti in così profonde e indescrivibili esperienze è perchè molto dell'attività cerebrale che è inibita è la processazione dell'informazione. Per mantenere normale questa processazione, varie parti della mente lavorano in sincrono per mantere il flusso ordinato dell'informazione emiprica al cervello, informazione che è limitata ai cinque sensi. Durante un'esperienza psichedelica, la sincronicità è persa e e i centri processanti le informazioni del cervello iniziano a funzionare indipendentemente, risultando in unica, astratta, inspirante, confusa, beata, e talvolta terrificante percezione delle nostre realtà.

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Espandere la mente o la coscienza?

“Gli psichedelici sono creduti essere droghe 'espansive della mente', così è stato comunemente creduto che funzionassero incrementando l'attività cerebrale. Sorprendemente, abbiamo scoperto che in realtà la psilocibina causa un'attività di decrescita in aree che hanno le più dense connessioni con altre aree.” - David Nutt, un neuro-psico-farmacista all' Imperial College London.

Assai prima dell'arrivo della moderna scienza sul cervello, lo scrittore inglese Aldous Huxley già sentiva che il cervello funzionava con una “valvola di riduzione” che impediva una piena consapevolezza cosciente e che quando questa valvola era aperta dagli psichedelici, la nostra percezione era più grande, scoprendo la vera esistenza. Huxley propose questa idea nel 1954, anno in cui scrisse Le Porte della Percezione. Questa impressione si basò interamente sulla sua personale esperienza dopo aver assunto la mescalina ricevuta dal Dr. Humphry Osmond.



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Possibili terapie con droghe psichedeliche


Con questa nuova comprensione di come il cervello è influenzato da queste sostanze, va da sé l'intrinseco valore terapeurito di queste droghe. Molti degli odierni problemi che attanagliano la società come depressione, pessimismo, stress emozionale sono il risultato dell'iperattività nel mPFC. Un trattamento con una terapia controllata di droghe psichedelice potrebbe permettere a tutte queste malattie mentali una chance di riposare, dato che il mPFC temporaneamente si acquieta.
Ricordiamo infatti che l'LSD nasce come medicinale, e che sia i funghi che i cactus sacri sono utilizzati da millenni a livello medicinale, religioso e rituale.


La deattivazione del mPFC comunque, non è per tutti. Alcuni individui che soffrono di una cronica sotto-attività nel mPFC provano ansia e troppa trepidazione di sia belle che brutte esperienze. Così come ogni altra forma di medicina, il trattamento psichedelico può coprire alcuni bisogni piu di altri. Anche considerando questo, lo sbalorditivo potenziale per quelli che potrebbero beneficiare della terapia psichedelica fa di questi risultati un enome traguardo nel trattamento psichiatrico.


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Con ulteriori studi ed una più sviluppata comprensione di come le varie sostanze psicoattive influenzano funzionalmente il cervello, possiamo riunirle con una lunga, antica, dimenticata medicina. La sperimentazione medica con gli psichedelici potrebbe aprire un intero nuovo spettro di potenziali medicine e terapie. Le possibilità potrebbero rivoluzionare il modo in cui c'approcciamo alle malattie psicologiche individuali.

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Fonti:
Carhar-Harris, R., D. Erritzoe, T. Williams, J. Stone, L. Reed, A. Colasanti, R. Tyacke, R. Leech, A. Malizia, K. Murphy, P. Hobden, J. Evans, A. Feilding, R. Wise, and D. Nutt. "Neural Correlates of the Psychedelic State as Determined by FMRI Studies with Psilocybin." PNSA.org. N.p., n.d. Web. 10 June 2015.

Sporns, Olaf, Christopher J. Honey, and Rolf Kötter. "Identification and Classification of Hubs in Brain Networks." PLOS ONE:. DOI: 10.1371/journal.pone.0001049, n.d. Web. 10 June 2015.

Vollenweider, Franz X., and Michael Kometer. "The Neurobiology of Psychedelic Drugs: Implications for the Treatment of Mood Disorders." Nature.com. Nature Publishing Group, n.d. Web. 10 June 2015.

Costandi, Mo. "Psychedelic Chemical Subdues Brain Activity." Nature.com. Nature Publishing Group, n.d. Web. 12 June 2015.

Halberstadt, Adam, and Mark Geyer. "Do Psychedelics Expand the Mind by Reducing Brain Activity?" Scientific American Global RSS. N.p., n.d. Web. 12 June 2015.

Timewheel.net

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